per ri-cominciare

Ci sono febbri bianche di quelle che non colano sudore, ma lasciano la pelle bruciare, di quelle che raccontano la carne, di quelle che non puoi farne a meno, di quelle che non conoscono rifugio.

Ci sono febbri che ascoltano la fatica, che ascoltano la notte e parlano alle mura guardando  tazze colme salire il fumo.

Ci sono poi  cure, di quelle scritte, di quelle parlate, di quelle meditate…. Cure estreme, cure reali.

Ogni volta che spengo le luci la notte mi spalanca le braccia raccontandomi verità  ignare, in qualche modo il tempo sa ancora scorrere, in qualche modo mi  fa ancora tremare.

un po’ di storia su un’altra piattaforma

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…la vela

….ho provato a fermare il Tempo della mia frenesia a stretto contatto con il fresco della sera, come se bastasse un silenzio di poco a smorzare le braci di un privilegiato sentire.  Abbiamo tolto i veli di ogni timore guardando negli occhi la bellezza di un profondo patire, che non è vero che per godere devi essere, per godere devi vivere e lo fai di corpo, lo fai di mente, lo fai di cuore…. per vivere occorre non aver paura di sentire. Occorre guardare le proprie fragilità e accarezzarle adagio per non farle sparire. La meraviglia di noi risiede nella capacità di abbracciare tutto ciò che rappresentiamo e lasciarlo scorrere, chi ci abita può comprendere o meno, l’importante che noi lo comprendiamo, la solitudine non nasce mai dall’altro ma da noi stessi, sempre. 

… ho levato le ancore ma non sono partita, ho solo sentito il vento sulla pelle raccontarmi altre storie, sorride la mia mano nella discesa lenta al centro di una me che non è mai stata brava a Tacere. 

Scoprimi adagio e trattieniti a lungo…. è così intenso il blu di questo cielo. 

….il fuoco

…che a dimenticarti le dita non mi è possibile, come strumento accarezzata in tempi umidi di anfratti, tappeti e divani.

Delle volte che i baci han danzato la bocca in un mare di colori degli occhi incollati.

Sei altro nel volo di ogni racconto e sei molto nella carne che ti svelo…

Vorrei di ogni parola farti fiato come un falò dell’estate tra sabbia e chitarra, che il corpo si muove nel ritmo tribale del primo incantesimo.

…. sono stata rapita in un andare selvaggio, quasi che prima abbia solo riposato….

….che l’amore è uno strano alleato.

…domare

…. non è mai l’immagine nuda che trascina o tracima… è il corollario che avvolge la visione.

Aspettative inaspettate che trasformano binari in seggiovie su per le montagne, che credimi ci ho provato…. ma è stato tutto così vano….

È docile la bestia dentro di noi se le diamo fantasia e nutrimento, ma può divenire indomabile se lasciata in balia del suo bramare.

Ogni volta che chiudo gli occhi sento le parole e vedo le dita giocare la pelle… sorride il mio piacere anche da lontano, perché Tutto è così breve….

….sudo…. e attendo: settembre è il mese per ogni cosa nuova.

… da un po’

….ci sono andata laggiù nel silenzio delle membra, ci sono stata a calpestare l’arsura di un diverso viaggiare.

Ci sono pure rimasta il tempo per poterti dire, quasi fosse musica da raccontare: poi nuove storie.

Ho percorso i passi di tante vite, quasi da vicino e poi l’orizzonte..il mio corpo è caldo di un sangue selvaggio tra la brama e la fuga.

Hai la capacità di sentire il mio andare e ti fai più accanto. Anche nel tuo non dire mi arriva addosso ogni cosa che il Tempo sa farsi beffa e pure tesoro.

….ti bacio.

…. agosto e..

…c’era il tempo di Battisti e le sue malinconie, di Mina e i suoi viaggi..
Era il Tempo, che in qualche modo lo è sempre se dentro rimani il calore dei sogni.

Ci sono giorni che ascolto il suono dei miei pensieri volare in alto non cercano lidi o approdi….. vogliono solo volare in alto senza posare lo sguardo, senza preoccuparsi della meta.

Volare è la meta. Di agosto amo il respiro lento che mi distoglie dalla frenesia del resto e aspetto che i giorni mi portino, per poi ri-cominciare….

….intanto volo…..

.. è giorno

…. scegliere di noi il corso di un sogno che ti ho incontrato nelle volte di ogni abbraccio. Sono rimasta e fuggita…. sono stata ingorda e affamata… Ti ho cercato e quasi aspettato….
Lo “scontro” di un destino beffardo nei tempi alternati in vite distinte. Ci siamo accorti da dentro…leggendo le note. Mi sfiori gli occhi e mi nutri di silenzi che palpitano i brividi per ogni lunghezza del corpo.

La notte, la mia…. , butta pezzi di legna su braci mai spente da far sudare la mia mente…. amo poi della mattina il risveglio che mi fa ancora femmina…

…andare incontro e: scegliere. (..prendimi..)

mi sei inevitabile..

… ho accettato l’inevitabile di un noi schiavo per trasformarlo in un noi compreso.

L’attimo del vivere così inevitabilmente fragile e breve che non è nemmeno giusto stare a perderci del tempo,  o forse è vero il suo contrario.

Ho viaggiato nel tempo dei ricordi per comprendere la diversità di ogni agire, ho trattenuto la bellezza di ogni istante per farne parole di memoria e se ho tralasciato qualche briciola sul fondo è perché qualcuno sempre ha bisogno di nutrimento.

 

…. Il cambiamento nasce nel momento in cui vedi le cose nella loro interezza, quando togli il velo, quando accetti l’inevitabile e gli vai incontro… quello che poi succederà non è importante, non c’entra andrà bene, andrà male…. In qualche modo andrà… è già scritto, è così. E così….sarà sempre.

..è andata

…sai che quando capita non si è mai preparati, anche se dici che la verità rende liberi, anche se dici che tanto poi passa, anche se dici che sicuramente era meglio così…

..se ne dicono di cose.

Non ci sarà più del bagnato attorno,  dovremo fare terra nuova e orizzonti liberi, perché il fare è il primo rimedio per ogni male… così diceva mia nonna e non aveva poi tutti i torti.

(che non vuol dire faccia meno male…)

Oggi il caldo ha reso sterili persino i miei pensieri, ma non ha fermato l’onda  che ha sbattuto violenta contro un cuore sempre troppo indifeso.

 

… mi odio vulnerabile perché mi trovo inerme e sfatta.

 

Di via con vento amavo l’ultima frase, che oggi torno a fare un po’ mia… in fondo è sempre un nuovo domani.

…. ne ho bisogno

….la nostra umidità può raccontare storie che farebbero parlare, è sufficiente lo spazio misero di un accenno a Tanto che poi la mia mano ancora trattiene…

Ho imparato del Tempo la misura di ogni attimo perché mi insegni dell’attesa un nuovo risveglio…

Di ogni intermezzo che sembra distrarre per poi accorgerti di esserne ancora capace.

Il corpo involucro e strumento, non mente e non fugge. Rimane in ciò che resta di un infinito sentire…

…che non smetto di averne sete.

…. dei cieli

A volte mi basto degli occhi per vedere le favole nei cieli, mi basto la fantasia per raccogliere semi da farne poi frutti.

A volte mi racconto le follie per giocare d’anticipo e restare addosso, a volte racconto nelle dita la fatica di un altro male condizionando le spalle a un nuovo peso da portare…

Dico a te di andare via da dove io sto facendo carte false per restare.. se solo sapessi…

A volte guardo lontano per non scottarmi nel fuoco vicino, ma come sempre….è solo troppo tardi….