..occhi verso l’alto

…potrei essere sale per ferite aperte da far gocciolare briciole di manna anche se non cade dal cielo. Ci sono differenze così piccole da sfuggire agli occhi meno attenti e guardarti dirmi le parole amare mi scava dentro prima che sia di nuovo pronta la nuova lettiga. 


Oggi è più caldo e il camino non nutre la nostra casa, solo le ceneri a ricordarci i giorni scorsi, come cenere a volte può essere il ricordo che non vuole saperne di diventare fumo…. 
Ho passi svelti, ma il fiato un po’ corto…lo specchio mi è nemico, pazienza ho altri amici a cui attingere. 


..domani vedremo. 

..bagnato

Di quel corpo che mi parla attraverso le dita. Segnali di fuoco che fanno brivido sulla pelle. Ti tengo gli occhi su pezzi di storia ancora prima di averne fatto memoria.

Carezze umide in balia di onde e maree mentre ti sento graffiarmi l’anima che non ne ha mai abbastanza….

Puoi fingere di essere andato via, puoi fingere di non voler tornare. Possiamo essere altrove ma non saremo mai veramente da nessun’altra parte.

per un poco ancora..

..ho parole monche tra un accento e una sillaba di troppo, a noi che nel fiato corto sudavano le mani e dei liquidi in eccesso giocavamo a non smettere. Ho paura le volte che non mi guardi gli occhi perchè diventa fragile il legame quando guardiamo altrove e per non mettere la virgola rischiamo di parlare troppo in fretta di ciò che non serve se non ad aumentare il dolore. 

…bagnami la fantasia di coraggio e ironia, restami al fianco di ciò che menti per timore che siamo già altrove, eppure è il tempo delle parole corte a farci restare sul pianerottolo di qualche padrone che ancora ha fitti da riscuotere. 

Ho voglia delle tue labbra che celi dietro un pezzo di cotone, ma dei ricordi che abito è nudo ogni centimetro del tuo immenso cuore. 

…mi offusco

Posso lasciare nudo il pensiero senza nemmeno il velo dell’apparenza che a distoglierlo è l’attimo del primo indugio…

La meraviglia di ciò che siamo stati nelle impronte tra la strada e il cielo.

Ho masticato pazienza tribolando fili di intolleranza.

Ero affacciata alla griglia di ogni ingordigia la vigilia di un’improbabile partenza.

Ti parlo da ogni angolo di queste pareti mentre ascolto il respiro tornare carne.

…che non posso dimenticare.

…forse per finta.

Di Te che vorrei solo il battito ascoltare adagio, ritornando ai passi brevi tra una carezza e il bacio caldo che mi ricorda la brevità di un certo “restare” .. 

Ho camminato piano tra i pini che la neve scendeva nella schiena tra risate e cadute bagnate. Ti ho aspettato così tanto che ho perso il conto di ogni tempo che è sera la notte prima che sia già domani. 

…ho baciato labbra salate e labbra dolci di cioccolato o di vino spruzzate e non è mai abbastanza che fa male a dirne. 

… non voglio imparare la voglia di saper cedere, preferisco resistere e attendere, ancora…ancora. 

…ci siamo quasi.

…amo di certi silenzi l’ingombrante presenza. La certezza della diversità. La bellezza della verità.

Non so fingere le emozioni, non ho mai voluto imparare… Piuttosto rimango a lato e osservo le pedine muoversi.

Ti ho detto tante parole ma te ne ho scritte molte di più…a volte in solitaria altre in distratta presenza….

Che il Tempo non ha scalfito l’intensità, ma ha modificato il senso. La paura di perdere ci rende ciechi e sordi, ma…. la verità è che il più delle volte non si ha nemmeno giocato.

vigilie…..

Non snocciolo dolcezze per il periodo delle luci e degli alberi addobbati…. Mi concedo la bellezza del Tempo mio tra una lettura, una soffice coperta, un morbido cioccolato e di qualche vizio che mi arrossisce la carne. 

Non voglio dimenticare la delicatezza dell’ultima parola e la semplicità della prima entrata. Sono delle molteplici personalità quella più ambigua che ama dire quando tutto è silenzio, in quel ritorno di eco che fa molta montagna. 

Arriverà la neve, l’aspetto e poi sarà il bianco a colorare tutte le cose. 

A volte sono più donna di altre volte, mi piace e mi ascolto camminare i passi di questo Tempo che non si sa fermare. 

…domani sarà sicuramente un nuovo giorno. 

…un diverso gelo

Accorgiamoci di ciò che si muove dentro. Diamo voce al suono muto del nostro arrancare che sia motivo di crescita e armonia.
Che sia motivo di ascolto e pure confronto.

Allungo le dita per affondare il piacere di quella carne che ancora scotta e lascia tracce.
Non è tempo di storie molli o di follie tra le righe…

Delle primule tra i boschi nei giorni dopo Santa Lucia fa meraviglia e stupore, di Te che ancora dubiti è dolore lasciartelo credere.

Il camino fa la luce che scalda, mi abbandono.

..forse dicembre

… non è nell’andare via che resta il vuoto. Fuori è bianco che era estate appena ieri, ho il calore del corpo e l’anima dei resti ancora prima che sia domani. 

Delle tante maschere e dei cambiamenti appena prima di ogni sera, di chi non si aspetta la fine e di chi ancora attende l’inizio. Ho preferito aspettare a chiudere le persiane che il gelo ha incastrato le dita. Ho carezze per la bellezza che mi abita accanto e la dolcezza che ancora non ho dimenticato. 

Sembra non sia ancora tempo di aprire case e strade, sembra non sia tempo per andare e nemmeno per dimenticare, sembra così tante cose che forse non è nemmeno l’ombra di quel sole che anche se pallido  ci faceva calore. 

..sì che lo sapevo

…che pensavo di fare più fatica. Ho alzato la testa da quel bavero di inverno e con gli occhiali per il sole contro sono andata avanti per la strada a raccogliere primule e margherite. Chi non comprende la fatica del patire ha poco da aggiungere, ha poco da dire, ha poco da dare…. 

E nonostante il corso non me ne aspettavo così la fine, che pensi sempre il meglio di ogni peggio per salvaguardare la bellezza..forse che il tempo come sempre troverà il modo di arrivare dritto dove ancora c’è la Terra che sempre ti sa nutrire. 

Non andremo a fondo, ma sicuramente andremo fino in fondo. La scelta migliore è quella che alleggerisce i pesi a lato lasciando il centro aperto al prossimo incontro. 

… nel cielo ci sono sempre ali che raccontano parole.