per ri-cominciare

Ci sono febbri bianche di quelle che non colano sudore, ma lasciano la pelle bruciare, di quelle che raccontano la carne, di quelle che non puoi farne a meno, di quelle che non conoscono rifugio.

Ci sono febbri che ascoltano la fatica, che ascoltano la notte e parlano alle mura guardando  tazze colme salire il fumo.

Ci sono poi  cure, di quelle scritte, di quelle parlate, di quelle meditate…. Cure estreme, cure reali.

Ogni volta che spengo le luci la notte mi spalanca le braccia raccontandomi verità  ignare, in qualche modo il tempo sa ancora scorrere, in qualche modo mi  fa ancora tremare.

un po’ di storia su un’altra piattaforma

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..riavvolgi.

…sotto le macerie di un sentire lontano puoi trovare braci che scavano. Dei tuoi occhi che non abbandonano la presa, delle mie dita che accarezzano lente, dei  nostri graffi dimenticati e di tutte le parole calpestate.

Trattengo il piacere nel suo evolversi, graffiando la memoria e distribuendo caramelle per strada.

E’ appena a lato del tuo andare che resto a masticare, fiato, bacio, respiro, sorriso.. cronologie di fatti che all’infinito rileggi nella storia di ogni rewind che ancora non ne sai e non ne vuoi fare a meno, che quando mi tocchi in quel modo posso solo essere schiava di un sangue che scorre e bolle nelle vene in andata e di ritorno.

Perché non possiamo essere da nessun altra parte, in quanto Siamo.

..non così lontano.

..specchi di equilibri tra una carezza e il suo seguire. Piccole storie tra finestre opache e vetri con condense. Piccole fragilità che a guardarle sfocano il tremore.

Io, gli altri, da qualche parte Te, sul finire … magari pure Noi.

Serena ti sembro, che forse è anche vero, perché poi al punto di non ritorno una via la inventi e giochi a scarabocchi con chi ne fa un verso o un pertugio.

Attendo dal nord sviluppi in merito che poi magari mi ci abbandono e forse ci credo.

 

Dov’eri tu ieri l’altro quando è suonato al piano di sotto? Mi son chiesta l’impossibile…e poi ho trovato biglietti sparsi a distanza di anni, che non smetto mai di ridire quando comprendo il senso che la gente è già andata…. Un ridere di cuore che in pochi san vedere, chissà dove eravamo finiti.

 

… prendo uno strofinaccio e asciugo la finestra che mi manca la gente là fuori.

..dimmi di Te

..sono andata nel mio restare sopra, mentre il soffio di ogni foglia ha scomposto la terra e i piedi.

Era forte, era fragile, era carne, era niente…  Non diamo il nome a ciò che sul fondo non resta.

Hai aperto il forziere delle tue parole e si è svelato l’umore profondo di ciò che nemmeno lontanamente avresti potuto intuire.

Mi hai raccontato una storia, forse la Tua. Ho visto negli occhi l’amore lucido di un distacco oltre la distanza, oltre la paura, oltre la noia.

 

..due anni mi dici, forse niente forse tutto, ma di quel tempo che ora è confronto e non ci sarà misura che possa fare differenza.

Che in qualche modo possiamo solo ringraziare di quei momenti andati che non ci lasceranno mai a corto di fiati e di suoni. Restiamo poi in piedi per ascoltare il vento, il vento forte che ci parla attraverso i muri di ogni ultimo Tempo.

..il tempo di andare.

Quando arriva il tempo dell’ultimo saluto non  è mai ferma la mano sul viso a tracciare il profilo. Che gli occhi non mentono, quante volte ce lo diciamo.

Ho letto in fondo ai tuoi un differente presagio, ho letto i sottotitoli sul fondo e ho compreso le istruzioni dal principio. Di quelle illusioni che ci fanno bene al cuore, ma che al loro risveglio son pugni senza ritorno.

…ed era giusto lasciartelo fare, era giusto lasciartelo dire, era … un imperfetto di tempo e di luogo.

Adesso sarà tutto diverso,  sì, adesso Tutto sarà diverso, mi chiedo se sono pronta, ma a certe domande è giusto lasciare lo spazio di un semplice silenzio.

appena prima.

Mi conosci quelle ferite che non perdono liquido, ma trattengono sale. Ho deciso di venirti a prendere prima che faccia tardi la sera, prima che la notte sfiori le cime di ogni abito lungo la terra.

Ti cerco gli occhi fra tutta quella gente intorno e tu che mi chiedi l’assenza quando è solo carne quella che mi respiro addosso. Dita lontane e brividi tutt’attorno.

Essere lì fra paure e attese in bianche stanze e letti piccini che vorresti fossero solo fiori a starci dentro.

…ma non bisogna mai lasciare che sia, il buono di ogni storia va portato alto perché è fertile l’uomo che sa trarre sempre insegnamento e non lascia mai nulla al caso. Pensare durante il cammino avvicina la meta.

rotte..

Ci sono giorni in cui le convinzioni ti convincono. Parti certa che la volta è buona per il cambio di rotta.

Non fai conto però con quei segni che sono segnali, non fai conto con quelle scritture che raccontano le tracce, non fai conto con la magia del vivere.

Non ho alzato lo sguardo al tuo saluto, è tremata la mia voce, ho fatto altro. Il tuo restare è stato un seguire di orme e negli occhi non c’è più stato scampo.

 

Di tutte le mie fragilità che raccontano le membra, mi fa meraviglia il  crollo di ogni mio convinto proposito, quasi di quelle carte in forma di castello che da bimbi mai una volta han visto la cima.

 

… non me ne capacito eppure è da qualche parte che l’abbiamo scritto e non siamo ancora capaci di far finta di non saper leggere.

La tua spina.

Mi abbasso sul fianco cercando la spina. Di quelle ferite che gli occhi cambiano colore quasi in un liquido informe.

C’era una coperta, un cuscino e  confusione tutt’attorno. Buio lo studio  ma c’era una luce viva a illuminare le membra. Corpo e storia… labbra e sorrisi, labbra e baci, labbra e bronci.

Poi nudi alla finestra ormai murata di libri e cd, anche se occhiali e lettori perduti in altre stanze, tutto perduto.. pure noi, in quelle fragili dita a stringere fino a mordersi la lingua.

Abbassi gli occhi e io ad alzarti il mento a chiedere la Bocca che non mi è mai sazia… mai ancora.

Guardiamoci le spalle, senza andare oltre il muro.

poco più in là

Scende il buio oltre ogni notte, affonda il ricamo di trame e storie a non finire. Ci sono musiche facili che al primo ascolto canticchi per strada, poi ci sono melodie infinite che ti sollevano e ti proiettano in scenari altri.

Ho schiacciato il tasto per riavvolgere il nastro, ormai non si fa più…solo click e copia incolla. Eppure c’era una magia di prato in quegli stereo sulle spalle in mezzo al campo, sopra coperte a giocarci le carte, a mangiarci il salame e a ridere le ginocchia.

Quando succedono istanti che non avevi previsto l’impatto è assordante, te li lasci permeare sotto pelle e continui a vivere all’infinito l’attimo al suo esordio e tu li inerme in eterno abbraccio, in continua evoluzione di te… quasi un’altra donna. La femmina che bussa…

la scala

Ciò che le forbici possono: quel taglio netto deciso….che anche se la mano trema riesce nel suo intento se non nel primo, nel secondo viaggio.

…fosse così immediata la risposta potrei usare le dita a strappare cordoni, a recidere contesti, a sputare groppi.. ma non lo è. Ogni volta che volto le spalle e prendo la via delle scale trovo alle pareti immagini di noi, che è vero sono poche, sono labili, sono memoria fragile eppure mi osservano, mi parlano e non mi lasciano varcare la porta delle scale, mi fanno risalire e ancora guardare prima di scegliere di abbandonare.

..siamo involucri da riempire dici.. Sì dici bene, ma ciò che metti in quegli involucri può fare differenze trasformando semplici contenitori di “plastica” in meravigliose opere d’arte….

Sta a noi, a noi che scegliamo di viverci diversamente.  Poi in fondo domani…. è già quasi ieri, quasi.

..istantanee

Non so se ho scelto o semplicemente ho fatto. Ci sono differenze nelle tue mani che si ritraggono nel freddo.

Dall’oggi al domani come il nulla nel sereno di un cielo che è divenuto nero e la pece è niente al suo confronto. Parlami ti chiedo, ma è silenzio il tuo mostrare e io che non me ne so andare per paura di perdere la fame.

Ogni scusa è Terra o Cielo, ogni rimpianto è magia d’incontro, se ce ne fosse lasciato il bisogno.  Del cioccolato e labbra schiuse, giochi che non sappiamo più contare, solo regole paletti e nenie.

 

…eppure ti ascolto la Fine tra le tue braccia attorno e io a farmi più vicina, solo un attimo più vicina.. in qualche modo: Resta.