…non sono pronta

…la parte più dura e decidere quando dire:basta.
La parte più dura è quando ti accorgi che sei diventata merce scaduta.
La parte più dura è imparare a fare senza.

Possiamo in qualche modo accorgerci di essere fatti di un’altra pasta e questo ci rende
forse individui migliori.

Quando a un certo punto la stanchezza supera qualsivoglia bellezza ogni tentativo è vano, ma soprattutto divieni una persona che non conosci più.

Domani si riparte, stavolta non c’è più la magia, solo il timore di tutte quelle cose nuove che non ti appartengono più…

Presenze che non vuoi accanto ma che devi accettare e la solitudine scava tane che non è più possibile abitare.

…scrivo

Siamo la magia di certi elementi che si incastrano lasciando macerare la bellezza al suo esordio.

Quando tra di noi la distanza è fatica ogni cosa diventa il doppio del suo spessore trascinando i giorni alla deriva del ritorno.

Ascolto poi la rabbia nutrirmi la passione facendomi restare nell’ombra del mio dolore il Tempo che mi serve per inseguire le orme.

Ti sento sempre anche quando ostile ti nascondi altrove…

Non mi spaventa la paura di perderti, mi spaventa il coraggio di non lasciarti andare.

…ci siamo

Fatica di non saper muovere i passi per lasciare la stanza e allora mi riprometto di pensarci ma è un pensiero malato perchè condizionato da un sentimento arcano, condizionato da un patire a monte. 
Che a far la geisha non è poi così naturale, ci si nasce dentro, non si diventa il ruolo che vorresti. 
Taglio il cordone e mi abbatto di malinconie lasciandomi alle spalle un Natale differente che mi ha scaldato e gelato, che mi ha morso e accarezzato. 
…così è la magia di tutto quello che non si ha il coraggio folle di abbandonare. 
Ma, per la prima volta…. non so se resto. 

…ti vorrei

Le pagine di ogni storia mi rammentano la bellezza di quella carne che mi scalda il sogno di poterti essere parte,

lo sai vero che nutrimento è tutto ciò che rende fertile ogni magia, tutto ciò che del bene sa fare notizia e di questi giorni che mancherai alla nostra tavola sarai presenza forte tra brindisi e sorrisi forzati.

Ci hai insegnato la forza del fare bene, non dimenticheremo…

Che l’amore non sa perdere nemmeno quando è tempo di andare,  anzi è proprio lì che viene il suo tempo di Gloria.

Vivere il presente per ricordare il passato e accogliere il futuro.

..non è ancora domenica

mi lascio turbare da quelle emozioni che non so trattenere e mi inquieto le volte che penso di essere dentro e invece sono totalmente fuori.

mi dicono che faccio la parte del “leone” mentre vorrei essere gazzella per correre veloce e un poco oltre.

scelgo per un po’ il Tempo del silenzio che forse per me che non è regola possa diventare rimedio. Perchè non sempre il rumore sveglia, in questi casi disturba e destabilizza…

Se rimango è perchè in qualche modo c’è differenza, ancora in qualche modo… e da qualche parte, poi chissà che non torni ad essere domenica.

…adagio

Ritorno al corpo che mi sa nutrire di ciò che ancora fa parlare.
Ho lasciato in tasca il resto di un ricordo che era ancora estate e Tu camminavi lento per potermi aspettare, poi siamo andati in un oltre che non ci appartiene e le volte che ti vengo vicino ti scopro sempre un po’ più lontano.

Parlami di quelle storie che mi distraggono da ogni perché senza risposta che è da un po’ che son pure troppi.

Ho formicolii in quella parte di me che ancora ha sete di berti che non mi so rassegnare al non vizio di “averti”

….lasciami della fantasia la bellezza di riconoscermi umida ancora.

… ancora un po’…

Rimango in quell’angolo storto dove la luce è morbida aderenza che scalda la memoria riconoscendomi frastagliata meraviglia.

Ti vorrei le parole imbalsamare così che nei momenti sordi ti possa riascoltare.

Di quel volersi bene tra ferite e risate, tra somiglianze e retroscena….che non saremo mai soli ma che ci sentiamo sempre più soli

Vorrei ancora quelle liti che oggi sembrano dialoghi in crescendo tra un muso e un me ne vado.

Degli anni che son sempre pochi….ma pochi veramente..

Ti trovo ancora accanto che mi fai innervosire la pazienza…che ha un suono così dolce chiamarti papà….

…buon viaggio papà

….ho aspettato il tempo del silenzio per far acquietare il dolore, come se bastasse il silenzio.

Ho tenuto a freno la rabbia per non influenzare la ferita e lasciare alla distanza il compito di fasciare il corpo.

Ho lasciato alle lacrime il coraggio di restarmi addosso per asciugare poi la fatica di questa nuova solitudine.

….ma non basta, non è bastato, non basterà.

Chi se ne va lascia quel vuoto che non puoi colmare, rimane un vuoto… Solo i ricordi ci faranno ascoltare e in qualche modo restare in quella bolla che è stata per poterci qualche volta tornare…

Non si è mai pronti a lasciar andare… mi manchi tutte le volte che chiamavi il mio nome per chiedermi le piccole cose.

… grazie del padre che sei stato.

….si

…teniamo a freno la follia furiosa di un non “abuso”.

…che si sa l’attesa è carne al suo primo approccio, che avrei permesso tutto al suo esordio, se solo…

Di quegli occhi che non dovevo e non potevo, di quelle dita fragili se non fosse che il pulsare osa.

Diamoci l’appuntamento che non può mancare e restiamo sulla soglia il Tempo per accorgerci del resto che farà memoria.

….l’ora per la raccolta è succo che cola.

…sensi e non

…mi chiedo se possiamo abitare l’eros non vivendolo.
Concedersi la possibilità di essere corpo nei giorni di mezzo tra fuori cade la prima neve e le tende lasciano passare i raggi del sole.

Vorrei delle tue morbide dita sentire i calli che raccontano ancora la fatica dei giorni più duri.

Ciò che non mente tace e ciò che invece ferisce ha la voce alta persino acuta.

L’eros è parte del corpo ma è figlio di una mente…e la mia, è ancora molto attiva.

Guardo fuori le rondini lasciare il filo..mentre io rimango appesa a quel meraviglioso filo.